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Full text of "Elia : oratorio in due parti per ass©đli e cori con accompagnamento d'orchestra : sopra parole del sacro testo"

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DECCA NNO. V, TS II ConceRTO. 


SOCIETÀ 


DEL 


QUARTETTO CORALE 


MILANO 


Lunedì 28 aprile 1879 alle ore $ pom. precise. 
ESECUZIONE DELL’ORATORIO 


BETA 


SOTTO LA DIREZIONE DEL MAESTRO 


MARTINO ROEDER 
NELLA SaLa DeL ConservaTtoORIO DI Musica 


gentilmente concessa. 








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ORATORIO IN DUE PARTI. 


Digitized by the Internet Archive 
in 2021 with funding from 
University of North Carolina at Chapel Hill 


https://archive.org/details/eliaoratorioindu00schu 


ELIA 


eee To 
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WIRE SROREOsI Ni DUE PYAFRSI 


+ 


PER ASSOLI E CORI 


CON, ACCOMPAGNAMENTO D’ ORCHESTRA 


SOPRARPAROFETDELSACRONIEESTO 


posto in musica 


\ DA 


FELICE MENDELSSOHN-BARTHOLDY. 


TRADUZIONE DAL TEDESCO DEL MARCH. DOMENICO CAPRANICA. 


PARTI D’ASSOLI: 


Soprani: Sig.° Bianca BLume, ELvira DEMI e TUuRrI. 
Contralto: Sig.* ADELAIDE NOVARESE. 
Tenore: Sig. Giuseppe MARELLI. — Baritono : Sig. GAETANO GIORI. 








DIERIGOSHO EPIFIREEBDICORE 


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MUSIC LIBRARY 
UNGC--CHAPEL HILL 





PRE OZIIOnNi:, 


L’ Elta, frutto di due anni di assiduo lavoro, venne eseguito per 
la prima volta al gran Festival di Birmingham il 25 agosto 1846. L’ esito 
fu entusiastico, e 1!’ Oratorio poi venne subito riprodotto a Londra. Il 
principe Alberto, consorte della regina Vittoria e grandissimo amatore 
delle belle ‘arti, in ispecie della musica, dopo ’udizione mandò al 
Mendelssohn il suo ritratto colle parole seguenti: « AI nobile artista, 
il quale, circondato dal paganesimo nell’ arte, riuscì col genio e collo 
studio a serbare, nuovo Elia, le tradizioni dell’ arte verace. All’ artista 
che riuscì ad avvezzare il nostro orecchio ai suoni puri di sentimento 
elevato, alle onde irresistibili di armonia potente, mentre finora lussureg- 
giavano nel tintinnio; — al gran maestro dalla cui penna uscì l'immensa 
scala dal dolce mormorio allo scatenarsi degli elementi, e che seppe 
rendercelo con mano sicura — gratissimo ricordo offerto dal suo ricono- 
scente Alberto. Buckingham-Palace.» — L’oratorio, come venne stabi- 


lito dal Bach e dal Haendel, dovette al tempo nostro subire certe 


Mea 


trasformazioni per adattarsi allo spirito dell’epoca. Chi l’indovinò & 
meraviglia fu il Mendelssohn. Il progresso che troviamo negli oratorii 
del grande amburghese si manifesta nella fusione della grandiosità 
espressiva, della tinta misteriosa e della dolce modulazione del Bach 
colla formazione plastica e colla potenza drammatica nei cori dello 
Haendel — ci manca però sovente l’ingenuità di fede del primo e l’elo- 
quenza :convincente dell’altro. Il Mendelssohn escluse i lunghi ritornelli 
e preludj che precedevano le arie, duetti, ecc. Non troviamo poi nei 
pezzi d’assòli e nei cori quei gorgheggi continui ed antiquati che al 
giorno d’oggi rendono difficilissima una degna interpretazione della 
maggior parte dei capolavori di Bach e di- Haendel. — Le parole del-. 
l’ Elia sono tolte dalla Sacra scrittura, ed anche qui, come nel S. Paolo, 
il Mendelssohn fu consigliato assai bene quanto alla scelta delle frasi 
della Bibbia dall’ intimo suo amico il parroco I. Schubring di Dessau.. 
Fu un’idea luminosa di far intuonare la voce profetica dell’ Elia prima 
che cominciasse la sinfonia, la quale ci descrive il peso di schiavitù del 
popolo eletto, con maestria insolita in istile fugato. Uno dei punti cul- 
minanti dell’ Oratorio è il primo coro: «La messe è già trascorsa » in. 
cui il Mendelssohn, con tratti stupendi, ci dipinge la carestia. Di una 
dolcezza è l’aria di Obadia «Fede e amor se a me vi guida» che 
invita il popolo a pentirsi. Ma il popolo non ci presta attenzione, è 
tuttavia memore della parola terribile di Elia, della sua maledizione,. 
della sua profezia. Questo coro. « No, non ode il Signor» è di vero. 
stampo mendelssohniano. Mentre la prima parte ci mostra il popolo 
ribelle, la perorazione coi dolci suoni ed una stupenda distribuzione 
delle parti « che tengon fede ai miei commandamenti » avvolge la si- 
tuazione. colla consolazione divina. Segue la scena efficacissima tra la 
vedova ed Elia, una delle pagine indovinate dell’ Oratorio. Chiude la pri- 
ma parte un’altra scena drammaticissima fra il Re, i sacerdoti pagani 
ed Elia. I sacerdoti di Belo entrano in gara col vero profeta di Dio. 
L’ impeto selvaggio col quale i sacerdoti adorano il loro idolo «Belo. 
ascolta, ,esaudi Belo» contrapposto alla vera fede potente colla quale 


Elia prega il suo Dio, è d’un effetto sorprendente, Dopo questa scena. 


a 7 na 

c’è un quadro commovente; Elia, con insistente preghiera alla divinità, 
chiede la pioggia — il coro sommessamente ripete la sua preghiera, e 
a tre riprese udiamo quella frase dolcissima « Apri del ciel le porte » 
fino al motivo corale « Grazie a Dio » che precede il grandioso coro 
finale « Laude al Signor. » — La seconda parte, confrontata colla prima, 
è un po” scadente, ma la ragione n° è semplicissima. Mentre nella parte 
prima il dramma si svolge con colori vivaci, mentre vi abbiamo le si- 
tuazioni multicolori popolari, — eccoci invece alla seconda parte nel 
deserto; il personaggio d’Elia si trasforma: là, il guerriero vittorioso 
di Dio; qui, un martire dolente. 

Non c’ è nella seconda parte che la scena colla regina che dal lato 
drammatico desta maggior interesse; il resto sono riflessioni sulla vita 
eterna, sul martirio — però come un lampo irrrompono ancora due cori 
stupendi e potenti. Alludiamo ai brani « Il nume s° appressa, procella 
che scuote » ed al coro « L’empio sire dal trono è già caduto » colla 
frase media « Vedi, già scende un carro rutilante, con fiammanti de- 
strieri: » un capolavoro di musica descrittiva, senza far uso nè di gran 
cassa, nè di piatti, nè di claròne, nè di contraffagotto. Chiude l’ Oratorio il 
coro grandioso: « Allor la vostra luce brillerà come raggio di mattino » 
preceduto da un quartetto soavissimo «O voi che ardete » che quasi 
riassume i punti principali dell’azione drammatica decretandone la con- 
 clusione. Uno degli ostacoli superati dal Mendelssohn con grande mae- 
stria è l’apparizione del Signore. È indubitabile che il Mendelssohn trovò 
l’unico mezzo di risolvere questo arduo problema. Il Bach (Passione 
di S. Matteo) lo. Haendel (Israele e Messia), il Beethoven (Cristo) non 
vollero sapere dall’ intervento di Dio, invece fecero recitare i suoi detti 
da un evangelista. Il Mendelssohn lo espresse per mezzo del coro; la 
parola di Dio ci risuona in vasta armonia — così ci resta quell’indefi- 
nito, quel terrore, quel senso mistico che proviamo nell’ascoltare simili 
situazioni — mentre non può farci che un’ impressione ridicola di sen- 
tir uscire la voce i. Dio da un uomo in marsina e guanti bianchi, colla 
sua parte in mano. Mendelssohn in questo punto è stato innovatore; 


3 il senso della poesia 
l’accompagnamento stromentale segue fedelmente il senso p = 


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ma più accennando che cesellando, mentre il coro recita la parola di 
Dio. Mendelssohn non sopravvisse molto al suo capolavoro; — 1’ anno 
seguente, il 3 novembre 1847, un colpo d’apoplessia lo tolse all’arte 
nella giovine età di 37 anni.. Morì a Lipsia, ma la sua tomba è a Ber- 


lino nel cimitero della porta Gerusalemme. 


Raro MIEDTNER. 


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INTRODUZIONE. 


ELIA (Recit.). Siccome è ver che vive il Dio d’Abramo 
Innanzi a cui mi prostro, 
Non fia scenda dal Ciel rugiada amica 
Ch’io pria ho ’1 dica. 


> Segue PRELUDIO SINFONICO. — CORO: DIPOPOLO. 


Pietà Signor: Vuoi che ciascun si mora? 
La messe è gia trascorsa. 
La state omai finì 
Ne speme appare di soccorso ancora. 

Il lago inaridito, 

È polvere il ruscello, 

Arsa è la lingua del fariciul per sete; 
Pane il popol ripete, 
Ma alcun non v'è ch’osi spezzarne a quello. 


DUELTINOr:0 CORE 


Ai nostri voti intendi, 
Alza Sion le mani al Ciel, 
Ma chi l’oda in Ciel non v'è. 


OBADIA (Recil.). 


Aria. 


ANGELO (Recil.). 


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REGELA TIVO! 


I vostri cuori, o stolti, 
Non le vesti squarciate. 
Nostri falli a punir Elia le fonti 
Chiuse ha del Ciel, qual imponeagli Iddio. 
Sottomessi e dolenti 7 
A lui tornate; Egli di grazia pieno 
Clemente egli è. 
Fede e amor se a me vi guida 
Non fia ver che il guardo asconda, 
Dice il Signor. 
Ah! vér lui deh! chi m’affida 
Alla sede ov’ il circonda 
Divo splendor. 


CORO «POPOLO: 


No, non ode il Signor: di noi si ride, 
Su noi dell’ira sua la verga sta, 

E su noi rimarrà finchè ne uccide. 
Disse: Signor son’ io, 

E geloso Signore, 

Che de’ padri le colpe in mente scrivo; 
E su’ nepoti ancora 

Faccio il duro flagel scender talora; 

Ma ricco di favor sono alle genti 

Che tengon fede a’ miei comandamenti. 


RECITATIVO. 


Elia, di qui.te” n@parts 
All’ Oriente t’ avanza, e tienti ascoso 
Presso il ruscello Critte; 

Tu di quel ti disseta; e ti fia porto 

Da corvi il cibo a mane e a sera. Iddio 
Sì disponeva. 


CORO di ANGELI (Quartetto). 


E gli angeli suoi santi 

Sull’ orme tue verranno: 

E saldo in suo cammino 

Tuo passo renderanno: 

Reggeranti a vicenda, 

Chè pietra o rovo il tuo piè non offenda. 


RECLEACLIO: 


ANGELO (Recil.). Or che fatto d’umor scemo il ruscello, 


VEDOVA. 


ELIA. 


Elia parti di qua: vanne a Sarepta 

E là dimora: Iddio 

D’una vedova in cor parlò suo cenno, 
Boavràicuracdivtet*Non'*d farina 

Sarà difetto! in'Cad, nè scarso fra 
L'orciuol di pingue oliva insino al giorno 
Che al suol fecondità faccia ritorno. 


DUETTOxerS CENA 


Che fec’ fo contro te, diletto a Dio? 
Perghè venisti a me se di mie colpe 
Risvegliava memoria, e n° era morto 
Il figlio mio? 
Pieta(o, 000 nei 8Dio; 
Egro è il fanciullo, e, tanto il morbo è grave 
he più respir non ha. Di pianto inondo 
L’insonne strato ognor. Vedi mia pena 
Porgi soccorso a me. 
Recami il figlio. — 
Dio Signor, mia preci intendi, 
Volgi a me pietoso il ciglio, 
All’ancella tua, deh! rendi, 
Rendi ‘il pegno dell’ amor: 
Dio pietoso, Dio clemente 
D’ogni ben dispensator. 
Lascia che l’alma 
Dell’ estinto fanciul torni alla salma. 


VEDOVA. 
ELIA. 


VEDOVA. 
ELIA. 


VEDOVA. 
ELIA] 
VEDOVA. 


ELIA. 


VEDOVA. 


Coro. 


Erra Regib: 


Coro. 


ELIA 


— I4Q 


Contro morte prodigi oprar intendi ? 
Signor, lascia che 1’ alma 
Dell’ estinto fanciul torni alla salma. 
Sorgano i spirti e grazie 
Che a te porgan pretendi? 
Signore, oh, Dio Signor, lascia che 1’ alma 
Dell’ estinto fanciul torni alla salma. 
‘Tua precerndi Iebternog 
L’alma in lui fa ritorno, 
È vivo, è vivo! 

Ei schiude i lumi al giorno. 
Or veggo ben che l’uom di Dio tuv-sei 
E che suo verbo in te risuona il vero. — 
Ah! come, ah! come rendere, 
Dato mi fia mercè per tanto dono? 
Ama il tuo Dio, ’’ adora: 
L’ama di tutto cor, delle potenze 
Tutte dell’alma tua raccolte insieme. 
Beato l’ uom che il teme! 
L’amo di tutto cor, delle potenze 
Tutte dell’alma mia raccolte insieme. 
Beato l’uom che il teme. 


CORO. pn: 


Lode all’uom che teme Iddio 
E che avanza in suo sentier. 


RECITATIVO. 


Siccome è ver che vive il Dio d’Abramo, 
Innanzi a cui mi -prostro, 

AI compier del terzo anno andarne io voglio 
Al re dinanzi; e Dio 

Vorrà di pioggia fecondar la terra. 

Sei tu Elia, sei tu quello 

Che sommove Ìsdraello ? 

Sei tu Elia, sei tw quello 

Che sommove Isdraello ? 

No, non io lo sommovo, o Re. Tu sei, 
E de’ tuoi padri la progenie, ingrati! 


; e L 


Che abbandonano Iddio, 
Che prostransi a Baallo. — Or m’odi. Invia 
Messi d’intorno ed Israel raccolto 
Fa tutto sia sopra il Carmello, e sianvi 
DitBaallorikprofeti.evdei boschetti 
Tutti i profeti pur che a desco stanno 
Colla tua donna, e si vedrà se regna 
i Sulle genti il Signor. 
Popolo (Ripet.). i 
(ELIA, O voi profeti 
Di Baalo, ponete un pingue bue 
i Sovra l’Altar, ma fuoco 
Non sopponete, e il nome 
Invocate di lui 
Ch’ è vostra speme: il nome 
Invocherò del mio Signor. De’ due 
Qual di fuoco al pregar darà risposta, 
Quegli sia Dio. 
Popolo (Ripet.). 
ELIA Primi invocate. E folta 
La vostra schiera, ultimo io sol rimango 
Vero di Dio profeta. 
Quel de’ campi pregate, 
Quel de’ colli invocate! 


COnRO.di PROBETE 


Belo ascolta, esaudi Belo; 
Con favor ti volgi al rito, 
Dio possente, onor del Cielo; 

Sia punito 
Del tuo nome l’offensor. 


RECHEASLOVO: 


ELIA. Gridate ancor. Assente è il vostro nume: 
O in genial congresso, 
O al campicel, o dorme forse. i 
La voce più, coraggio! il risvegliate! 
Coroi(cs.). Belo ascolta, esaudi Belo, 
Sorgi, sorgi! Oh! dormi tu? 


ELIA, 


Coro (c. S.). 


ELIA (Aria). 


ELIA (Recil.). 


Coro. 


—_ I 


Più forte ancor. Non ode, or de’ coltelli 
Vi lacerate come usanza è in voi. 

All altare d’ intorno 

Movete i balli osceni; 

Gridate, scongiurate; © 

Cenno o risposta aver, no, non sperate. 
Belo a noi responso dà; 
O il nemico 

Al tuo nome insulterà. 


ARIA. 


A me popolo, a me, Dio tu d’Abramo, 
D’Ìsacco e di Giacobbe, a lor fa noto . 
Che tu Signore, e ch’ io tuo servo sono, 
E quanto oprai fu per tuo cenno o dono. 
T° inchina a mia preghiera, 

Dio d’Abramo, d’ Isacco e d’Israello; 
Vegga il popol traviato 

Che tu sei Dio; veggalo e fia cangiato! 


OUARBEI:IO:! 


Poni in Dio la fe’, la speme, 
Piafi4Soccorreta: 

E l’ uom giusto in lunghe pene 

Versar non lascerà. — Dice il Signore, 
Poichè sua grazia stendesi 

Sin doyercopresiliGieli 

Ne fia vergogni o pentasi 

Chitrestaza DIO scuel 


‘RECITATIVO. 


Tu cui servon de spiriti le schiere, 
Che gli angeli tramuti in fiamme ultrici, 
Confondi i tuoi nemici! 


CORO. 


Ahi! fiamma, fiamma scende, 
L’ara circonda, accende 


ELIA. 


Coro. 
BETA: 
Aria. 


ANGELO. 


OBADIA. 


ELIA. 


— I7 — 


Già l’ostia consumò. 

Col capo nella polvere 

Prostiamci, Ei solo domina, 

Ei solo è Dio Signor. — Non v'è altro Dio! 


RECITÀ:FIVOZBLARIA. 


Di Baallo i profeti 

Tutti afferrate e non ne fugga alcuno! 
Siano, tratti al torrente, e li uccidete. 
Che non ne fugga alcun, tutti traete. 
E non è fiamma di Dio la parola. 
Non è martello che i monti disfa? 

E Dio severo giudice, 

Minaccia i trasgressor; 

Il brando mise fuor, 

L’arco già tese, e mira!... 


VOCE SOLA. 


Paventi chi vacilla 

In sua fede, sarà da’ miei diviso 

Chi già infido mi fu, dice il Signore; 
Salvarlo avea pensiero, 

S’ ei non era fallace e menzognero. 


RECKEASERVO, 


Uomo di Dio, soccorri 
Il popol tuo! Non è tra’ falsi numi 


‘Chi di pioggia ne allegri. Il Cielo avaro 


Chiuse ha sue fonti, a Dio solo s’ aspetta 
Tanto donar. 


RECITATIVO corn CORO. 


O Dio! de’ tuoi nemici 

Pieno avesti trionfo; 

Or guarda a noi pietoso 

Dal Cielo, e del tuo popolo 

I voti appaga. Apri del Ciel le porte, 
A noi discendi, e ne sottraggi a morte. 


Coro. 


ELIA. 


FANCIULLO. 


ELIA. 


Coro. 
ELIA. 


FANCIULLO. 
ELIA. 
FANCIULLO. 


ELIA. 


FANCIULLO. 


ELIA (<AC0rO)E 


Coro. 


— Te 


APELNACCE: 

Va garzoncel sul monte, e verso il mare 
Volgiti; udi l’ Eterno 
Forse mia prece. 

Io nulla veggo; il Cielo 
Bronzo sul capo mio mostrasi. 

O Dio 

Di lor reati ad onta 

Se tu dischiudi il Cielo, 

Caldi d’amor, di zelo 

A’ piedi tuoi cadranno; 

Tuo nome invocheranno 

Sottomessi e pentiti: 

Perciò ti ‘placa, apri delie i@iponio 
Piova tua grazia e ne sottrai da morte! 
A DIREI 

Torna sul colle, al mare . 
Volgiti. 

Io nulla veggo: è come ferro 
Sotto'.a’ miei più lagtersa; 

E non susurra 

Aura che a pioggia accenni? 

Io nulla ascolto. 

Omai 

Renditi alla preghiera 

Del tuo servo. Signor, cedi al suo pianto! 
Sorge dal mar, quant’ è d’ un uom la palma, 
Piccola nuvoletta, e il cielo insieme 

Tutto s’ oscura a un tratto e il nembo freme. 
Grazie a Dio che alle preci risponde; 
Grande, eterna è di Dio la bontà! 


CORO. 


Laude al Signor che l’arsa gleba irriga! 
Già l'onda ingrossa, e leva alto sua voce, 


Gonfiasi a flutto e rotola veloce! 


Su la terra e nel Ciel grande è il Signor! 


— Fine della Parte Prima — 








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Solo (Aria). 


«Coro. 


ELIA (Recil.). 


PARTE. SECONDA. 


ARIA. 


Odi, Isdrael, del tuo Signor la voce; 
Fa che tu serbi i suoi mandati illesi: 
Ma chi a noi presta fede, a chi le braccia 
Del Signor sono aperte? 
Il Salvator la speme de’ credenti 
AI servo .suo schiavo a nemiche genti 
Così favella: 

Tuo presidio io sono: 
Non vacillar, poichè son io tuo Nume, 
Vien da me tuo vigor. E tu chi sei 
Che d’ uom paventi che morir pur dee? 
E di me non ti cal che t’ho creato, 
Il cielo apersi, ho il duro suol fondato? 


CORO. 
Non vacillar. — Dice il Signor; 
Toson .comite:! © 
Non paventar — son tuo vigor. 
T° affida a me! 
Se i mille cadenti — ad ambo i lati, 
Se i diecimila — sian trucidati, 


Non déi temer; 
Poichè tuo Nume io son che a te favella 


RECITATIVO. 


O Re: levotti Iddio fra’ tuoi soggetti, 
Fi l’assideva d’Isdrael sul soglio; 


REGINA. 


REGINA. 


Coro. 


REGINA. 


Coro. 


REGINA. 


Coro. 


Ma tu, preso d’orgoglio, 

Oprasti a danno di color che innanzi 
Eranti posti. Era minor tuo fallo 
Che di Geroboamo 

L’orme inique calcavi, - 


;E boschetti piantavi 


Sacri a Baallo, d’Isdraello al Nume 
Cagion di sdegno. Hai tu condotti a morte 
I°giusti, o tra‘ rilo4e 

E Dio fiacca Isdraello 

Quasi canna in padule, e paga il fio 

Dell’ empio re sotto il flagel di Dio. 
Udiste ben com’egli audace tuona 

Sopra di voi? 


CORO di CORTIGIANI. 


L’udimmo, e ch’egli offese 
L’alto sir d’ Isdraello. 
z Ei profetizza 
Nel nome del suo Dio. Qual fia nomanza 
D’un re su cui s’estolle 
D’un Elia la baldanza? 


Tanto m’avvenga e peggio, ov’ io domani 


Allora istessa l’alma sua non tolga 


Qual la toglieva a lor che furo spenti 
Al torrente Kison. i 
Ei fia svenato 

Di Baallo uccideva 
Egli i profeti. 
Ed ei morrà! 

Di spada 
Ei li uccideva; ei chiuse 
Ha le fonti del Clelo, ei la: ridente 
Stagion toglieva a noi. Ne andata, in ceppi 
Traetelo: ch’egli abbia 
Quale ad altri facea. 


CORO. 


Cadrà, fia spento 
Perchè i Cieli di chiudere osava? 


OBADIA (Recît.). 


f 


ELIA (Recit.). 


Aria. 


Voce sola (Recit.). 


sm 23 


Perchè in nome di Dio profetava? 
La morte meritò, morrà, morrà! 
Minacce proferì 
Sul Re, sulla città; 
Ciascun di noi l’udì 
La morte meritò, morrà,; morràl 
RECATO? 
O uom di Dio, siati propizio e grato 
Il viaggio mio. Disse del Re la donna: 
È reo di morte Elia. Già ti s° aduna 
Contro nemica schiera, e già t’ intesse 
Insidiosa rete, ed erra intorno 
ACciotzincespi ‘eruccida ion tu ti leva: 
E partiti di qua. Vanne al deserto; 
E Dio su l’orme tue verrà fedele, 
Nè la man ritrarrà dal tuo periglio. 
Manne;mesbenedici 
E segui il mio consiglio. 
Dalla colpa ritrar non sanno il passo. 
Tu rimani, o garzone. 
Il Ciel vi sia secondo, 
Vo del deserto in fondo. 


ARIA. 
Basta, Signor: Omai mio spirto chiama! 
Quale ho vanto maggior degli avi miei? 
Di più restar, merto non ho nè brama, 
Inutil vissi, e i dì, lasso, perdei! 
Di zelo armato il mio Signor servia 
Mentre Isdraello a’ voti suoi fu manco; 
Mentre gli altari suoi d’ onta copria, 
E ai profeti di Dio squarciava il fianco: 
Fido soltanto a te son io rimaso; 
E sì m’odian costoro, 
Che trarre i giorni miei vonno all’occaso! 


RECITATIVO. 


Vedi, egli dorme del ginepro all’ombra 
Nel deserto; ma gli angioli di Dio 
Cerchio intorno gli fan, di timor presi. 


ANGELI (Terz.). 


Coro. 


ANGELO (Recit.). 


ELIA. 


Voce sola (Aria). 


Coro. 


Or volgi gli occhi al monte, 


— 24 — 


TERE 


Al monte là d’onde ti scende aita. 

Aita vienti da Colui che fonte 

È d’ogni cosa e vita. 

Ei non vorrà soffra tuo piede inciampo: 

Non dorme, no, Quegli onde attendi scampo: 


CORO. 


No, .d’ Isdraello speme 

Sopor non prenderà; 

Se affanno alcun ti preme, 

Ei pronto sorgerà — dice il Signore. 


RECITATIVO. 
Alzati Elia! Viaggio 


Lungo imprender t'è d’uopo. 
Quaranta giorni e tante 
Notti convienti andar insino al monte 
Di Dio; l’Orebbe. 
Ad ubbidir son presto, 
E la debol mia forza io meco arreco, 
Che non disquarci i cieli e in giù gli abbassi 
E i colli innanzi a te fuggir non lassi? 
Onde tremi di te 1’ empia congrega, 
Di meraviglia e di timor compresa ? 
Perchè ti lasci errar in tuo cammino, 
E farsi usbergo al cor di ria burbanza? 
Ah! comincia a mancar la mia costanza! 


AREA: 


Accheta il tuo cor — În Dio tuo Signor; 
E i voti — devoti — Ei paghi farà — 
Su l’ orme che segno — Dirigi il cammin, 
I° astieni da sdegno — All’ira pon fin. 


CORO: ù 


Chi persevera ognor, quegli è beato! 


i — 25 — 


RELATIVO: 


ELIA. « Notte mi cinge intorno! — 
Signor, deh! non t’apparta, e non ascondere 
Da me la tua sembianza. 
Atida‘col’almar mia 
Al par d’estiva gleba. 

ANGELO (Recit.). Or sorgi, all’ alto 

i Va dove poggia il monte 

Di Dio! mostrarsi ei vuol in sua possanza 
Il volto ascondi e trema! Iddio s’ avanza. 


/ 


CORO. 


iS 


Coro. Il nume s’ appressa! 
Procella che scuote 
Le rocce più immote 
Precede il Signor. 
Ma non è già nella procella Iddio. 
Il Nume s’ appressa! 
E il suol barcollando, 
E il mar s’innalzando 
Annuncia il Signor. 
Ma non è guari nel tremuoto Iddio. 
Ed al tremuoto l’incendio succede, 
Ma nell’incendio pur Dio non incede; 
E dopo quel s’ udia 
Un venticel leggero, 
E su quel venticello Iddio venia. 


SOLOr7e. CORO: 
ANGELO. E di Serafi un coro 
Iva alterno cantando: 
Coro. Santo è il Dio Sabaotte, il Dio Signore! 
Piena è la terra.e’ 1 ciel del suo splendore. 
Coro. Or scendi, scendi al piano. 


Fedeli ancor rimasero 
Ben sette mille a Dio: 
E scevri di Baal, dice il Signore. 


ELIA. 


Voce sola (Aria). 


Coro. 


SERE 


Io scendo, io scendo, ei mi darà vigore. 
Colli e monti chinarsi vedrannosi 

Ma tua grazia da me non discedere. 
Nel tuo patto vedrassi mentir. 


VOCE SOFA Zen) 


Come incendio proruppe a sua favella 
E scintillante 

Come facella. 

L’empio Sire dal trono è già caduto, 
Dal Sina ascolta il suono 

Della rotta‘che viene. 

E dall’Orebbe di vendetta il tuono 
E che vivente a sè l’appellaMidgio! 
Vedi già scende un carro rutilante, 
Con fiammanti destrieri, 

Che fra nembi leggeri 

Lo trasportano al Ciel. 


è 


ARIES 


Perchè i giusti splenderanno, 
Come sol nel patrio regno; 

Pace e gioja a lor verranno, 

Noja e duol li fuggirà. 


MOGE:SO A; 


Perciò messo da Dio ne venne Elia. 
Anzi il giorno tremendo, 

Il giorno del Signor; perch’ei guidasse 
Verso i figli traviati il cor del Padre, 
E verso il Padre amante il cor de? figli, 
E i branditi flagelli 

Sospendesse sul capo de’ ribelli. 


CORO. 


Ma tal si leva in sulla mezza notte, 
E vien dai lidi onde si mostra il sole; 
Lode suonan di Dio le sue parole, 


Deiporentitle=farze hasinfrante/e. rotte. 
Servoddi: Dio E'eletto, 
; Pieno di carità la lingua, il petto, 
Il Divo Spirto fia su lui riposi. 
Non ha scienza a lui misteri ascosi. 


OUARFETLEO: 


O voi che ardete — Di santa sete 

A lui correte — La fonte è là. i 
Se udite attenti — Di Lui gli accenti 
Al ciel contenti — Vi guiderà. 


COROBINAEE: 


«Coro. Allor la vostra luce 
Brillerà come raggio del mattino 
E molto andrete pel miglior cammino, 
Sull’orme sante dell’ Eterno Duce. 
Nume Signor; il nome tuo si spande 
Per l’ Universo, oh! come eccelso e grande. 





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Milano, Tip. Bernardoni di | “i 


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